Due amiche - continua
Ad un certo punto non potei fare a meno di domandarle come mai mi avesse baciato in quel modo. Era una domanda cretina, me ne rendevo conto, visto che io non mi ero certo tirata indietro, ma non tanto quel bacio iniziale, quanto tutto quello che poi era seguito mi avevano fatto pensare che per Giulia non fosse come me la prima volta.
“Non avevi mai detto di essere lesbica o bisex” protestai.
Giulia si mise a ridere e protestò a sua volta: “Ma io non sono lesbica! A volte succedono cose che non sai neanche tu poi perché succedono”
“Racconta, dai”
E Giulia mi raccontò di una prima esperienza con una tale Susanna, appena dopo sposata e poi più niente finché suo marito Daniele non aveva insistito per allargare il giro, come diceva lui. Incontri a quattro. Non tanto scambi, perché lei diceva non aveva mai voluto andare con altri uomini, quanto giochi lesbici per attizzare i relativi mariti.
In quelle occasioni aveva imparato a non avere imbarazzo a baciare anche la micina. Così la chiamò.
Dall’alto della mia nulla esperienza (a parte mio marito che però a baciare lì sotto non si è mai dedicato molto) secondo me era brava, ma molto aveva contribuito anche la novità. Certamente.
“Bel porcello, tuo marito, però. E adesso ti manca” era una constatazione dovuta alle lacrime e alla disperazione.
“Avendo esaurito tutti i suoi desideri non pensavo mi tradisse. Con Clara, poi, quella zoccola. Ma come fai ad andare a cena a casa di gente, chiacchierare, andarci al cinema e poi scoparti il marito della padrona di casa! Ma sei proprio una zoccola!”
“Concordo. Ma quella Susanna? Di solito sono esperienze che si fanno al liceo tra amiche.”
“Ah no, quella era una lesbica convinta. Bella ragazza, capelli corti corti come unico segno distintivo, una volta che Daniele era sparito una settimana per lavoro mi ha intortato su e mi ha portato a letto. Esattamente come avrebbe fatto un uomo. Era a caccia e io sono stata la sua preda. Grandi discorsi sulla bastardaggine degli uomini e poi una volta che mi ha scopato è scomparsa.”
“Ma ti era piaciuto?”
“Ne ho un buon ricordo, ma sono passati così tanti anni. E comunque al contrario tuo, non tanto grazie a Susanna, ma tutte quelle specie di orge di provincia che mi aveva fatto fare Daniele, ecco devo dirti che il profumo della passera mi piace, mi inebria, mi viene voglia di metterci dentro il naso e non solo”
“No, a me per niente”
“La nostra passera quando è eccitata ha un profumo di frutta matura, molto matura. Io lo trovo inebriante e mi viene una voglia tremenda di leccarla, meglio ancora se ne frattempo Daniele mi prende.”
“Beh adesso Daniele non c’è più”
“E tu?”
“Ah io prima di ieri sera avrei detto di aver tirato giù la saracinesca e chiuso il negozio. Adesso però ci sto ripensando.”
“Tuo marito?”
“Ma no, quello no. Ieri sera dopo che l’avevamo fatto mi era rimasta una certa agitazione. Gliel’ho fatto capire. Risultato? Si è agitato su di me un po’ e poi è venuto che neanche quello lì che corre i cento metri…Come si chiama?”
“Jacobs”
“Ecco, lui sarebbe durato di più”
“Beh a vederlo lo spero per sua moglie. E’ un tale fico!”
“Sì, decisamente sì”
“Quindi ti è tornata qualche voglietta?”
“E chi lo sa. Dipende dal manovratore”
“O dalla manovatrice” suggerì ridendo Giulia.
“Mai dire mai, ma per adesso, se non ti dispiace, non è per te, lo capisci, no? Ma per me quel capitolo è chiuso”
Tutto questo sei mesi fa.
Poi una sera, cena fuori io e lei, Giulia, aperitivo, prosecco, risate, chiacchiere, tardi, molto tardi, il cameriere che ci invita ad uscire perché il locale deve chiudere, noi ci alziamo barcollando e cercando di rimettere a posto le gonne e le scarpe (le gonne erano salite e le scarpe ce le eravamo tolte, tanto nessuno ci vedeva), il barcollio è talmente evidente che il padrone del ristorante, gentile, ci si avvicina e si propone di accompagnarci a casa.
“Ma ho la macchina” protesto.
“Tornerà a prenderla domani. Non mi pare in grado di guidare” risponde lui educato e paterno.
Lo guardo, lo guardiamo e scoppiamo a ridere come due cretine.
Ci siamo guardate e ci siamo capite. Ci portasse a casa lui!
Lui fa finta di non aver capito.
Si gira verso la cassa e dice ad una bella signora: “Cara, accompagno a casa queste due clienti che non sono in grado di guidare”
Da ciò che avvenne dopo quella frase, pronunciata in quel modo e con quelle parole doveva essere un segnale convenuto, perché lui, quel bel signore distinto, col capello nero in ordine, gli occhi chiari sotto le sopracciglia folte, elegante e pulito nonostante l’ora tarda, non ci portò a casa nostra, ma a casa sua e noi, in macchina, lo si notava e si rideva come due studentesse in gita.
Quanto mi mancava essere scopata come Dio comanda. Lui oltre ad essere un bell’uomo era anche, almeno per la mia limitata esperienza, un ottimo amante. In più, come immaginerete facilmente, Giulia non perse l’occasione per abbeverarsi nuovamente alle mie fonti.
Cazzo che godere!
La situazione precipitò quando dopo un’ora arrivò a casa anche la moglie che si era portata dietro un tizio, giovane, tutto sudato e scarmigliato. Il nostro cuoco, disse qualcuno facendo una ridicola presentazione.
Quando si cavò nudo capimmo perché il cuoco partecipava a quei giochetti.
Aveva una roba tra le gambe che il coso più grosso che Daniele aveva regalato a Giulia al paragone era un chierichetto in confronto del Vescovo. Io, che peraltro avevo già dato, scoppiai nell’ennesima risata nervosa. Giulia, invece, era seria, seria. Lei non aveva ancora finito neanche una volta e quindi capiva (voleva?) che quell’arnese sarebbe toccato a lei. E infatti. Il cuoco le si fece davanti e gli si offrì. Come una brava bambina Giulia iniziò i compiti che in poco tempo divennero un tema di cinque o sei facciate. Si prodigava nel leccarlo, baciarlo e mangiarlo che sembrava una ragazzina al suo primo pompino.
Non so se vi ho detto, ma anche a me piace baciare e quindi mi rialzai e la raggiunsi e mi unii al picchetto di onore. Lei era in ginocchio, io a quattro zampe. Non avrei dovuto lasciare scoperto il lato sud, perché la moglie del titolare mi strisciò sotto tra le cosce e iniziò a succhiarmi anche lei, mentre il marito dopo avermi afferrato saldamente per i fianchi mi infilzò come uno spiedo.
Dal piacere smisi di omaggiare il cuoco. Solo Giulia si girò e mi baciò a lungo. La sua bocca sapeva di cazzo e questo invece di darmi fastidio mi eccitò ulteriormente.
I colpi del padrone del ristorante si fecero violenti. Il mio piacere enorme quanto la dimensione del cazzo che mi sembrava mi stesse prendendo. In realtà il best seller era il cuoco, ma anche quello non scherzava, specie per una come me a digiuno da un bel pezzo.
Un gran colpo e una gran stretta sui fianchi preannunciarono la fine. Sentii il calore nella pancia. Era da quando cercavo di rimanere incinta che non provavo più quella sensazione di pienezza e calore. Dopo mi chiesi se essere femmina, sessualmente parlando, intendo, non trovi il suo momento più esaltante quando il tuo amante o tuo marito ti riempie di seme caldo, bollente.
Intanto Giulia si era sdraiata sul bordo di un letto sulla schiena e si stava godendo il suo bel cuoco. Appena mi tornò la vista notai che quello non riusciva ad entrare completamente. Sotto di lui si era di nuovo inserita la moglie del titolare che gli leccava e mordeva le palle. Il vederlo fuori quasi metà mi fece venire la curiosità (chiamiamola così, va) di provare anche io quel palo e vedere se con me riusciva ad entrare di più. Tra me e Giulia c’erano solo due anni di differenza, ma a volte la vita fa questi scherzi e poi ognuna è fatta alla sua maniera.
Peccato che anche quello, da quel che capii, si scaricò dentro Giulia e quindi per un po’ rimanemmo solo noi donne a giocare un po’ tra noi.
“Senti che profumo di figa?” mi sussurrò Giulia all’orecchio. In effetti c’era uno strano odore che non era quello forte maschile.
“Vieni” mi disse Giulia tirandomi verso le cosce della moglie del titolare che al vederci arrivare le spalancò. Aveva ancora la passera quasi chiusa. Lei non aveva assaggiato ancora nessun dolce della serata. Giulia mi spinse a mettere il naso tra quelle cosce. Chiusi gli occhi. Se avessi guardato quello spettacolo forse mi sarei perso il meglio che in effetti era un profumo che dava alla testa.
“Lasciami” mi disse Giulia spingendomi delicatamente di lato e iniziando a leccare la fonte di quel profumo.
“Deliziosa” disse alzando un attimo la testa. Io infilai una mano tra le sue cosce bagnate, cercai il clitoride, lo trovai facilmente, visto quanto era gonfio, e iniziai a carezzarla delicatamente. Lei si girò un attimo e mi disse soltanto “Prendimi”
Infilai il medio entro facendolo scorrere fin dove arrivavo.
“Di più” mormorò lei. Di più lì non potevo se non infilando anche l’indice e l’anulare e quindi smettendo davanti. “Sììì, di più” mi disse Giulia girandosi a guardarmi. Mi inumidii il medio della sinistra e la penetrai anche dietro. Poi dai suoi mugolii, che faceva non smettendo di affondare il viso tra le cosce della padrona di casa, capii e anche dietro rafforzai il presidio con altre dita.
Giulia mugolava talmente forte e la scena era così intensa che cuoco e padrone di casa si avvicinarono, mi fecero capire e prima l’uno e poi l’altro la montarono. Giulia sembrava impazzita. Roteava la testa ed emetteva guaiti di piacere. Il cuoco stavolta entrava quasi del tutto avendo scelto la via alternativa.
Quando ebbero finito, ovvero quando Giulia venne bagnando il letto con i suoi umori, i due maschi si girarono verso di me.
Io feci segno di gradire solo il cuoco. D’altronde il padrone di casa lo conoscevo già per dire così. Accettarono la mia preferenza. Solo chiesi al cuoco, che era appena uscito da dove era uscito, di entrare anche da me dalla stessa porta. Mio marito mi aveva usato quella cortesia solo un paio di volte durante la vita coniugale. Glielo dissi. Il cuoco prese un unguento e mi preparò per bene, continuando a versare quel liquido anche quando in parte era dentro di me. Un fastidio iniziale, poi seguendo il suo consiglio mi rilassai completamente e fu solo piacere, un piacere grande e sconosciuto che stava per portarmi rapidamente allo zenit, quando quello uscì, entrò l’altro dalla porta principale e poi sollevandomi come un pupazzo anche l’altro, il cuoco, riprese il suo posto.
Ci misi un attimo a capire e sentire quel che dovevo capire e sentire.
Ragazze, mai più. Un piacere così grande, profondo, inteso, completo, appagante, unico che se una ci prende il vizio impazzisce prima che se ne accorga.
Cazzo che scopate quella sera.
Mio marito?
Rientrai il mattino dicendo che ero rimasta a dormire dalla povera Giulia ancora sconvolta da quel che aveva combinato quello stronzo di Daniele. “Perché voi uomini siete solo dei porci” conclusi e mi infilai sotto la doccia.
Ci misi un bel po’ a tornare pulita.
Le gambe mi tremarono tutto il giorno e quando ci sentimmo con Giulia entrambi giurammo che era stata la prima e l’ultima volta.
Non ci crederete, ma fui io a finire la telefonata dicendo: “Certo che il cuoco… sai che devo avere il suo numero
Giulia ridendo “Smettila, scema”
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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